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Rhinoceros 6 – Cambiare tutto per non cambiare nulla. (a cura di Filippo Garofolo docente NABA)

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Abbiamo atteso per anni l’arrivo della sesta versione di Rhinoceros, un’attesa che purtroppo ha deluso molte aspettative, certo le migliorie ci sono ma le novità più importanti non sono state implementate rendendo l’attesa per certi versi vana.
Perché quindi “cambiare tutto”?


Perché in effetti Rhinoceros è stato in molte parti riscritto, perché la Mcneel ha comunque soddisfatto molte delle richieste della wishlist ufficiale, è più fluido e veloce, graficamente migliorato. Tante piccole novità, che fanno di Rhinoceros comunque il programma più versatile nel campo del 3D, adatto a chiunque e per qualsiasi livello, ma che rischia al momento, di non reggere il passo dei suoi concorrenti. Non che per forza si debba copiare la concorrenza, anzi… la specificità di Rhino, la sua libertà di movimento e la tolleranza all’errore sono dei capisaldi dai quali non si può prescindere, ma ci sono almeno tre fattori che non possono più essere rimandati e che purtroppo nella versione 6 non ci sono. Il primo di questi, e forse il meno importante è il rendering, certo l’arrivo di Cycles ha migliorato nettamente il rendering di Rhinoceros, ma c’è da dire anche che il punto di partenza era piuttosto basso, tra l’altro il suo utilizzo non è che sia così chiaro, specialmente quando si tratta di salvare il render finale.



La fortuna vuole che la mancanza di un vero e proprio motore di rendering ha fatto si che venissero sviluppate delle ottime versioni per Rhino di Maxwell e di Vray e proprio quest’ultimo, con la versione 3.6 non ha niente da invidiare al “fratello maggiore” per 3ds max ad esempio. Certo è che se lo compariamo con il render di Evolve (uno dei concorrenti più agguerriti), diciamo che siamo ancora indietro. Il secondo grosso problema, forse il maggiore, era la grande aspettativa riguardo alla modellazione cosidetta “Sud-D”. Tutto nasce dal ormai famoso “ratto delle sabine” perpetrato da Autodesk con l’acquisto e la successiva cannibalizzazione di T-Splines, un plugin di Rhinoceros che lo completava in maniera sostanziale, visto che grazie a questo ultimo, Rhinoceros si poteva definire un modellatore “ibrido”, cioè si poteva lavorare geometricamente, grazie alle nurbs, ma anche in maniera organica, grazie appunto alle tsplines. Ma con la scomparsa di quest’ultimo, l’esigenza era rimasta. Ecco quindi che si era sparsa la voce di un inserimento della cosiddetta modellazione Sub-D all’interno di Rhino, attesa che si è poi dimostrata vana. In pratica la modellazione Sub-D è un tipo di modellazione poligonale che attraverso una “gabbia” a bassa risoluzione si ottengono delle forme smussate di altissima qualità. Il problema che al momento su Rhino 6 non esiste alcun comando ufficiale e per ora, anche nella WIP della 7 i comandi sono veramente pochi e incompleti e ciò sta creando un grosso scompiglio nella comunità di Rhinoceros. Il vero problema è più di immagine che altro, visto che la maggior parte della concorrenza può già vantare prodotti “ibridi”, in realtà per gli utenti storici di Rhinoceros questo non rappresenta un grosso problema in quanto ormai avvezzi al processo di modellazione nurbs, ma sicuramente chi si approccia per la prima volta a Rhinoceros avrà qualche dubbio. Il terzo problema, che affligge da anni questo programma è il “traffico”! Citando il film Johnny Stecchino. Bando agli scherzi, anche se molti dei miei colleghi non la pensano allo stesso modo il fillet edge o raccorda bordi è ancora uno dei punti deboli di Rhinoceros, certo con quest’ultima versione c’è stato qualche piccolo miglioramento, ma ancora siamo in alto mare! Anche questa poi è più una questione di marketing che altro, l’utente esperto sa già, forgiato negli anni, come evitare o superare i problemi, ma siamo arrivati al punto in cui alle fiere del settore, i principali competitor si avvicinano ai potenziali clienti chiedendo loro se hanno avuto in passato problemi con questo comando! Ho voluto evidenziare gli elementi, secondo me, negativi, proprio perché amo profondamente questo programma, lo amo per la sua versatilità, per la facilità d’uso, per il costo e la politica “old school” degli aggiornamenti, lo amo soprattutto perché attorno a Rhinoceros si è sviluppata una comunità molto forte e coesa proprio in contrapposizione alla visione globale di certi competitor che pur fornendo prodotti di elevata qualità guardano più al mercato che agli utenti. Rhinoceros 6 è un prodotto che nasce da anni di wip fatta direttamente con gli utenti, senza filtri o impedimenti (chiunque acquisti una licenza ha diritto a scaricare la wip della versione successiva), ha migliorato numerosi aspetti della versione 5 seguendo meticolosamente la wish list degli utenti, piuttosto che il mercato ed in questo la McNeel è imbattibile.


I lati positivi di questa release sono ampiamente illustrati nel vari siti web e nel sito ufficiale della McNeel https://www.rhino3d.com/6/new, primo tra tutti l’inserimento di grasshopper in maniera palese e definitiva in Rhinoceros, mantenendolo quindi gratuito, uno strumento di una potenza praticamente infinita, grazie ai numerosi plugin dedicati, facendo si Rhinoceros si possa adattare veramente a ogni diversa esigenza di ogni singolo utente. Finora questo articolo ha trattato esclusivamente dei problemi o per meglio dire delle aspettative non realizzate ma dobbiamo anche soffermarci su di un aspetto molto importante riguardo Rhinoceros e la McNeel, pur lavorando su un software famoso e usato in tutto il mondo quest’ultima è ancora una piccola azienda fatta di persone, aiutata e supportata da una fortissima e coesissima comunità di utenti, diciamo quindi che il “fattore umano” è molto forte, una azienda così piccola non può permettersi di “sperimentare” o di rilasciare versioni con molti errori o mancanza, deve lavorare sul sicuro, a piccoli passi.


Proprio in questi giorni (29 aprile) durante l’annuale Rhinoceros Italian User Meeting che si sta svolgendo a Padova, giunto alla 12° edizione, stanno arrivando notizie confortanti riguardo le ultime novità di Rhinoceros 6 e lo sviluppo dei comandi per le SubD, proprio a significare l’impegno costante della Mc Neel e oltre a numerosi esperti e utenti c’era proprio il CEO della McNeel, Robert (Bob) McNeel. Questo proprio a significare il notevole peso della parte umana, quasi forse esagerando, artigianale di Rhinoceros, la quale si riflette nel lavoro di migliaia di sviluppatori, docenti, designer i quali contribuiscono ogni giorno allo sviluppo e alla conoscenza di questo software in un qualsiasi ambito, è questa la vera forza di Rhinoceros ed ecco perché, nonostante qualche piccola delusione Rhinoceros rimarrà sempre il miglior modellatore nurbs (e a breve anche ibrido) presente sul mercato.

di Filippo Garofalo Docente Rhinoceros & Vray presso NABA Nuova Accademia di Belle Arti


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