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G. Dentici K. Cammarano compositors in "The Jungle Book"

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Diamo oggi il ben-ritrovato su 3Dagain, ad una nostra vecchia conoscenza, Gianluca Dentici in compagnia della collega e compagna korinne Cammarano anche lei Digital Compositor per parlare di "The Jungle Book" il nuovo film targato Disney rifacimento di quello del 1967.


Allora precedenza alle signore:
Korinne parlaci un po di te, di come ti sei avvicinata alla CG, che studi hai fatto, dai tuoi primi passi fino ad arrivare al settore delle mega produzioni internazionali.


Avevo già deciso, fin dai tempi della scuola, che avrei voluto intraprendere una strada legata alle arti. Ho frequentato un corso di pittura per cinque anni nella mia terra, il Cilento, prima di trasferirmi a Roma per iscrivermi all'Accademia di Belle Arti. Per la mia tesi di laurea ho deciso di raccontare le possibilità espressive del cinema in 3D stereoscopico ed è così che sono entrata in contatto con il settore degli effetti visivi. Mi sono affidata alle competenze tecniche ed artistiche di Gianluca per avere una mano nella realizzazione del cortometraggio che ho presentato in seduta di laurea, ed è così che, frequentando il suo ufficio, ho avuto la possibilità di iniziare a muovere i miei primi passi nel compositing. Ho lavorato per tre anni come freelance per diversi studi di effetti visivi romani, maturando  l'esperienza necessaria che mi ha permesso di realizzare il sogno di vedere il mio nome tra i titoli di coda delle grosse produzioni internazionali. Cimentarsi con qualcosa di più grande del nostro panorama italiano, affrontando al tempo stesso un cambiamento di vita radicale trasferendosi all'estero, non è un percorso facile da intraprendere, ma a mio avviso è  uno step necessario per confrontarsi con quella parte di realtà cinematografica che fa proprio del nostro lavoro sugli effetti il suo punto di forza.


Incamminiamoci ora nella giungla per un viaggio al fianco di Bagheera.
Durante la lavorazione vi stavate accorgendo di fare qualcosa di grande ? Le richieste dei supervisori erano in generale più alte?


Gianluca e Korinne:
Eravamo consapevoli già da tempo che si sarebbe trattato di qualcosa di molto grande in quanto mentre stavamo terminando le lavorazioni di Terminator Genisys e The Martian c'erano già in giro nella rete interna diversi asset di environment ed animali in CG, poiché la macchina era già partita e anche perché il lavoro era coperto da gran segreto a tal punto che non tutti i gruppi di lavoro di MPC avevano la possibilità di accedere all'hub che conteneva il materiale del film. Per questa produzione la società ha addirittura cambiato per ben due volte le procedure di riservatezza e messa in sicurezza dei dati e questi sono tutti chiari segni che anticipavano quella che sarebbe stata la dimensione del progetto, i costi e la complessità organizzativa.


Per quanto riguarda il livello di qualità richiesto, c'è da dire che i supervisori ed i lead di ogni dipartimento hanno sviluppato ben prima della partenza del film, tools e soprattutto procedure operative per tutti gli artisti, al fine di  ridurre al minimo problematiche tecniche ed incanalare il lavoro secondo i più alti standard qualitativi. Relativamente all'aspetto artistico era la prima volta che MPC si cimentava in un progetto di queste dimensioni con ambientazioni ed animali completamente full CG, ciò ha significato un grosso sforzo anche per i VFX supervisors che non hanno certo avuto vita facile nel tentare di ricreare insieme a tutti noi quel fotorealismo senza avere nulla a cui “appoggiarsi”, in quanto il film è stato interamente girato dentro uno studio blue screen con un solo attore.
Ci siamo quindi resi conto da subito che sarebbe stato un progetto davvero grande ed è stato fantastico averci potuto lavorare in quanto moltissimi colleghi anche di altre società avrebbero voluto farne parte.


Jungle Book ha impiegato circa 2 anni per venire alla luce, dal concepimento fino al termine della post produzione, un periodo temporale certamente lungo ma al tempo stesso breve se pensiamo a quanta mole di lavoro ha richiesto. In totale sono stati coinvolti circa 800 artisti tra le sedi di Londra e quella di Bangalore in India per un totale di almeno 1 anno di post-produzione. Come molti sapranno il film ha richiesto tutto questo tempo perché l'ambientazione della giungla e gli animali sono stati interamente realizzati in CG e l'unico attore vero è Neel Sethi, che interpreta Mowgli, anche se in qualche caso è stata utilizzata anche una controfigura digitale. Le riprese reali del film si sono svolte a Los Angeles all'interno di un teatro blue screen di modeste dimensioni, dove sono state ricreate piccole porzioni di scenografia per aiutare l'attore ad interagire con alcuni elementi fisici e l'impiego di sagome e praticabili dipinti di blu, poi sostituiti dalle immagini in CG.


Nel film è evidente un realismo sino ad ora mai visto spiegateci nel dettaglio le tecniche, i software usati e come si è svolto il lavoro ad MPC.

Gianluca: Il metro di misura a cui tutti sino ad ora si erano riferiti quando si parlava di un film realizzato interamente in computer grafica era ovviamente Avatar, ma in Jungle Book lo sforzo è stato di gran lunga superiore per due motivi principali: anzitutto l'ambientazione doveva avere un sapore realistico, quindi differente rispetto a quella di Avatar che aveva evidentemente connotazioni fantastiche in un'epoca di contorno comunque futuristica, il secondo motivo è la presenza di animali reali che tutti ben conosciamo contro invece le creature immaginarie di Avatar.


Le scelte più importanti sono state fatte ovviamente in pre-produzione e durante le riprese del film. Non è forse il primo caso nella storia del cinema, ma per Jungle Book le scene sono state prima studiate, inquadrate e illuminate in computer grafica e poi girate sul set. Questo significa che le dimensioni del set blu ricostruito, la posizione delle luci vere, l'animazione dei personaggi di contorno e i percorsi dell'attore erano già stati tutti definiti. Durante le riprese infatti il regista Joe Favreau insieme al supervisore degli effetti visivi Rob Legato (premio Oscar per Titanic) avevano a disposizione un sistema Simulcam della società 3rd Floor, che si è occupata della gran parte della previsualizzazione del film, questo permetteva di visualizzare contemporaneamente la scena live e il set in CG (seppur in bassa qualità). Il regista aveva quindi la possibilità di muovere la macchina da presa in piena libertà nello spazio del set visualizzando sul monitor un'idea del tutto fedele di quella che sarebbe stata l'inquadratura finale. Inoltre per l'interazione con gli animali della foresta, l'attore è stato aiutato da alcuni performers della Jim Henson's Creature Shop che hanno impiegato piccoli puppet, anch'essi dipinti di blu, per recitare insieme al piccolo Neel Sethi. Questi stessi performers hanno anche indossato delle tute blu per altre scene del film, come ad esempio quella in cui le scimmie rapiscono Mowgli. In realtà sul set i performers simulavano i movimenti delle scimmie sollevando il piccolo attore e facendolo volteggiare. Le scimmie sono state realizzate dalla società WETA Digital, famosa per Avatar, Il Signore degli Anelli e ovviamente per il Pianeta delle Scimmie.
Nel frattempo a MPC si preparava un grandissimo lavoro di animazione dei personaggi e di costruzione delle ambientazioni. Per darvi qualche numero, sono 54 le specie animali animate, considerando ovviamente anche quelle di secondaria importanza mentre le ambientazioni digitali sono 284 con 500 differenti tipologie di piante. Il lavoro di ricerca si è basato su circa 100000 reference fotografiche che sono state scattate in 40 location indiane, infatti il ruolo della sede di Bangalore di MPC ha avuto un ruolo fondamentale per la riuscita del film. Sono state fotografate rocce, sassi, alberi, piante, foglie.
I set sono stati totalmente inventati a partire da questi elementi, mentre per altri il regista ha voluto che fossero ricostruiti con una corrispondenza reale ad alcuni luoghi che lo avevano particolarmente colpito e che aveva trovato nel territorio indiano, quindi sono state impiegate tecniche fotogrammetriche che permettono di ottenere il modello in computer grafica di un'ambientazione reale a partire da una grande quantità di scatti fotografici.
Sui modelli virtuali sono stati poi posizionati in maniera “randomica” alberi, piante, foglie, sassi ecc. ed in questo senso MPC ha sviluppato tools e tecniche per velocizzare ed ottimizzare questi processi che altrimenti avrebbero richiesto tempi molto più lunghi.
Korinne: Una volta approvate le pre-composizioni mostrare al regista, il lavoro è proseguito poi in altri reparti come quello del texturing e del lighting, che si occupano appunto di inserire le superfici e i colori della pelle dei personaggi, così come l'aspetto degli environment; successivamente il reparto di lighting ha rifinito l'illuminazione finale, generato i riflessi, le ombre e molte altre pass tecniche che utilizziamo nel compositing.


In contemporanea gli animali sono stati ricoperti da pelo digitale e sono stati generati quelli che noi chiamiamo FX, cioè tutti quegli elementi di interazione tra i personaggi digitali, l'ambiente e l'attore in carne ed ossa, come ad esempio il fango digitale nell'incredibile scena della corsa dei bufali o la pioggia nella scena dei lupi o ancora gli insetti volanti che popolano gran parte delle scene del film.
L'ultima fase è appunto quella del compositing, reparto dove io e Gianluca abbiamo  lavorato, ed è quello dove le scene hanno preso realmente vita; abbiamo scorporato l'attore dalla ripresa in blue screen ed inserito nel contesto interamente digitale insieme agli animali e gli effetti. La difficoltà di questa fase sta proprio nell'amalgamare in maniera realistica tutti questi elementi. A seguire tutte le fasi di lavorazione del film e specialmente quella di finalizzazione in compositing c'era con noi Adam Valdez, VFX supervisor di MPC.


Per alcune scene di particolare complessità il supervisore ha preferito utilizzare un digital double, ovvero un Mowgli virtuale, che è stato scannerizzato  utilizzando il Lightstage della University of Southern California, sistema inventato da Paul Debevec.
Grazie a questo sistema è stata ottenuta una qualità della pelle fedele all'attore reale e un dettaglio elevatissimo. In qualche caso nemmeno il colorist del film riusciva a capire se l'attore fosse virtuale o reale.


Ci raccontate un episodio divertente capitatovi durante il lavoro?

Korinne: Con l'approssimarsi delle vacanze di Natale e dopo molti mesi di lavoro la società ha deciso di organizzare un grande party per tutti i dipendenti. Mi ha fatto molto divertire trascorrere la serata in pista con colleghi e supervisori che sino a quel momento avevo conosciuto solo sotto l'aspetto più professionale e in un contesto di maggior serietà :)
Vedere anche alcuni tuoi colleghi indossare maglioni natalizi con le lucine intermittenti incorporate non ha prezzo.
Ci sono stati poi altri episodi divertenti di natura più tecnica legati al film, ma purtroppo riguardando la fase work in progress e le procedure impiegate non ci è concesso di poterne parlare.


Gianluca: Beh anche le feste del venerdì non erano male! Ad MPC verso le 17.30 del pomeriggio si festeggia l'arrivo del weekend e vengono portare birre e cibo in abbondanza, cosa che succede anche più di frequente quando il lavoro comincia a farsi un po' più duro per via delle consegne che si approssimano. Diciamo che ci coccolano supportando il nostro umore e allietando i nostri stomaci. Ricordo pure quando prima di natale abbiamo tutti ricevuto dei pupazzi di Topolino e Minni con tanto di biglietto di ringraziamento da parte della Disney per il grande lavoro che stavamo svolgendo; i producer arrivarono con scatoloni enormi ed in ogni piano della società si vedevano pupazzi Disney volare di qua e di là.
E' stato un bel momento anche quando è venuto a trovarci il regista Joe Favreau  che ci ha voluto incontrare tutti nella sala cinema della società e ci ha dato una grande carica! c'eravamo proprio tutti ! e quelli che non sono riusciti ad entrare nella sala cinema seguivano comunque l'evento dalle altre sale di proiezione che abbiamo nei vari piani della società ed anche dall'India, in diretta.
Anche la visita di Rob Legato è stato un evento importante ed eccitante perché si avvertiva la tensione di avere il supervisore in capo del film in sala con noi artisti durante le sessioni di dailies in cui vengono appunto visionate le inquadrature.
Per l'occasione ci avevano anche indicato un codice di comportamento da seguire per la logistica e la frequentazione delle sale di proiezione!


Perché rifare un film dopo quasi 50 anni ? Non si rischiava di fare un flop ?

Gianluca:  Ricetta che funziona non si cambia, si tratta di un classico Disney che ha sempre riscosso un gran successo e non credo di dire una falsità quando penso di non aver mai notato la mancanza di un DVD di Jungle Book nelle case dove vi sono dei bambini. L'idea vincente è stata senza dubbio quello di rendere il film fruibile ed interessante anche per un pubblico più adulto, nonostante la storia sia ben conosciuta da tutti. I caratteri dei personaggi del film sono infatti molto forti ed in alcune scene l'aggressività della tigre Sherekhan è addirittura forse al limite per un pubblico molto giovane, ma in effetti ormai i bambini sono abituati a vedere anche di peggio. Inoltre il film è molto scorrevole, non ci sono momenti noiosi e non tedia nella sua durata complessiva e certamente la bellezza visiva delle ambientazioni, delle animazioni, dei colori e dei personaggi stessi fa si che il pubblico rimanga coinvolto pienamente nella narrazione.


Korinne: La decisione di girare un remake di un film così amato risiede anche nella possibilità offerta oggi dalla tecnologia di realizzare personaggi animati dall'aspetto realistico e come sostengono il regista ed il produttore, si tratta di riproporre una storia semplice ed universale con nuovi ingredienti visivi.


Di cosa voi vi siete occupati?

Korinne: Ho lavorato principalmente nella sequenza finale del film, cioè quella del combattimento tra gli animali nella giungla in fiamme; Si tratta di inquadrature notturne ed risultato a cui miravamo era quello di ottenere una leggibilità sia della luce lunare che di quella diffusa delle fiamme dell'incendio.
La lavorazione è stata particolarmente complessa in quanto l'intera scena è molto concitata e l'animazione degli animali che combattono molto rapida, quindi enfatizzare i momenti cruciali in quasi assenza di luce ha richiesto un lavoro di bilanciamento molto accurato. Sono stati inseriti nella scena anche diversi FX come fiamme, fumi, scintille, cenere per incrementarne il realismo.


Gianluca: Entrambi abbiamo lavorato in realtà su molte inquadrature del film, in particolare ,per quanto mi riguarda, mi sento di citare la sequenza del raduno dei lupi durante la pioggia. Ovviamente la resa del pelo bagnato ha richiesto un grande impegno sia da parte del reparto di FX che del nostro di compositing in quanto volevamo ottenere un comportamento realistico delle gocce d'acqua che scivolavano tra i peli degli animali. Ciò ha richiesto il trattamento separato di ogni singolo elemento che è stato possibile solo grazie all'impiego del Deep Compositing; questa tecnica ci ha permesso ad esempio di avere il controllo della posizione degli FX all'interno o lungo il pelo dei personaggi ed è stata impiegata anche in tutte le altre inquadrature del film.
Ho anche lavorato alla sequenza full CG della tigre nella grotta durante il ricordo di Mowgli bambino, qui oltre a ricreare un'immagine realistica e visivamente forte, abbiamo inserito la 'bruciatura digitale' che la tigre Sherekhan subisce nel confronto con il padre di Mowgli, utilizzando anche un complesso sistema di rimappatura UV. Abbiamo infine inserito elementi di FX, come contributi reali di fuoco, lapilli incandescenti e fumo, il tutto in una situazione di penombra.


Come cavolo avete fatto ad MPC a realizzare la scena di Mowgli seduto sulla pancia di Baloo che nuota nel fiume?


Gianluca: Sicuramente quella di cui parli è una delle scene più degne di nota nel film in termini di difficoltà ed ha infatti richiesto una particolare lavorazione. E' stata ricostruita in esterni una piscina e posizionata al suo interno una sagoma blu semovente di Baloo su cui l'attore era seduto. Per far si che l'attore potesse reagire coerentemente con i movimenti dell'orso, la Legacy Effects ha inserito nella sagoma un sistema idraulico motion control in grado di muovere la sagoma con gli stessi movimenti che erano stati attribuiti a Baloo in fase di pre-animazione. Nella fase di post produzione, per ragioni tecniche, le gambe di Mowgli sono state sostituite da quelle in CG, quindi all'interno di alcune inquadrature, di cui tra l'altro mi sono anche occupato, l'attore è per metà vero e per metà virtuale.


Visto che ormai lavorate da anni a Londra potete dirci se per questo film sono state adottate nuove strategie nella pipeline di MPC affinché il film segnasse un passo in avanti negli effetti digitali?

Korinne e Gianluca: MPC ha generato un totale di 1984 TB di dati per circa 240 milioni di ore di rendering.
I software impiegati sono stati ovviamente tanti considerando i vari reparti coinvolti, ma in generale Maya per la modellazione e animazione dei personaggi e ambienti, Zbrush e Mudbox anche per lo sculpting delle ambientazioni, Katana per il lighting, Renderman per il rendering e Nuke per il compositing. Ovviamente sono stati sviluppati molti tool in tutti i reparti e molte procedure di lavoro in quanto la pipeline doveva essere condivisa e impiegata da tantissimi artisti, come abbiamo detto anche in sedi distanti.


Non possiamo non menzionare inoltre che Jungle Book è un film nativo in 3D stereoscopico, che significa che è stato girato in 3D e che ha quindi richiesto un'intera post produzione in 3D. Questo ha significato per tutti i reparti la gestione di due flussi di dati, uno per il canale destro e uno per quello sinistro, ciò si traduce in doppi tempi di calcolo ed in un incremento dello spazio dei dati, del peso dei rendering e della sofisticazione generale di tutti i processi. Le scene infatti dovevano essere controllate anche dai supervisori della stereografia affinché non risultassero fastidiose agli occhi dello spettatore o errate nella loro collocazione nello spazio tridimensionale.
Per velocizzare questo processo sono stati creati anche dei tool di controllo dei flussi stereo e una intranet che permetteva di visualizzare e tenere traccia dei problemi stereo da risolvere su ogni singola inquadratura. Inoltre durante questa delicata fase di controllo tecnico stereo (lo stereo tech check) ogni compositor aveva la possibilità di controllare la proprio inquadratura su appositi monitor stereoscopici prima della visione in sala con i supervisori.


Mentre guardavo incantato il film al cinema pensavo all'enorme realismo ottenuto , la domanda è fino a che punto ci si potrà spingere? Più reale della realtà?

Korinne: Per quanto riguarda la ambientazioni credo che ormai si sia raggiunto un livello di realismo delle immagini che non differisce molto dalla realtà, ad esempio se guardiamo al comportamento delle foglie sugli alberi, l'acqua delle cascate, il fango, la pioggia, il fuoco stesso nella sequenza della giungla in fiamme, il risultato raggiunto ha un realismo tale da non disturbare lo spettatore con la percezione di un'ambientazione generata in CG. In questo senso MPC ha alzato il livello di quello che era sino ad ora possibile ottenere.


Gianluca: Sai, molti mi chiedono spesso se un giorno si realizzeranno film senza attori e solo con l'uso della computer grafica, io rispondo sempre che salvo sporadici tentativi in cui questo potrebbe essere richiesto per la natura stessa della storia o dei personaggi che si raccontano, gli attori ci saranno sempre. E' importante avere attori in carne ed ossa anzitutto per rendere più credibile tutto ciò che li circonda e la storia stessa più “umanamente convincente” e poi perchè il realismo di un volto umano è qualcosa che va al di là di quello che può essere creato in CG; Gli occhi reali ad esempio hanno quella 'vita' che la CG, per quanto ci sia arrivata vicina, non riesce ancora a ricreare. Si tratta di cose che anche lo spettatore più smaliziato riesce a notare in quanto tutti noi sappiamo esattamente come si comporta un volto umano, proprio perché interagiamo con le persone tutti i giorni e sin da quando siamo nati, mentre credo che nessuno di noi abbia mai avuto a che fare con dinosauri o creature fantasy.
Jungle Book è stata un'esperienza lavorativa e umana molto intensa per noi e ci auguriamo che tutte le energie profuse da tutto il  fantastico gruppo di artisti di cui abbiamo fatto parte si siano tradotte in un' appassionante esperienza visiva per gli spettatori.


Facciamo un in bocca al lupo a Gianluca Dentici e Korinne Cammarano. Si ringrazia inoltre Jonny Vale di MPC per le immagini.

site: www.gianlucadentici.com


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